Cinque denominazioni su una sola isola
Tenerife è l'isola canaria con il maggior numero di denominazioni d'origine: sono cinque, e coprono zone diverse con altitudini, esposizioni e suoli differenti.
È un numero alto per un territorio così piccolo, e si spiega proprio con la varietà di condizioni: passare dalla costa alle quote alte significa cambiare completamente clima nel giro di pochi chilometri.
Vigne su suolo vulcanico
La caratteristica che accomuna tutte le zone è il suolo: vulcanico, scuro, drenante. Le vigne crescono su terreni che a un occhio non abituato sembrano inospitali, e in alcune zone la coltivazione avviene con tecniche adattate al vento e alla scarsità d'acqua.
Questa combinazione dà ai vini un carattere riconoscibile, che è la ragione per cui vale la pena provarli invece di ordinare l'ennesimo rosso continentale.
Il tema della fillossera
Le Canarie sono tra i pochi territori europei rimasti sostanzialmente indenni dalla fillossera, il parassita che nell'Ottocento distrusse gran parte del vigneto europeo.
La conseguenza è che qui sopravvivono viti antiche e vitigni autoctoni che altrove sono scomparsi o sono stati sostituiti. È un patrimonio ampelografico che gli appassionati conoscono bene.
Come avvicinarsi
Il modo più semplice è comprare qualche bottiglia locale e berle a casa, magari sulla terrazza. I negozi e i supermercati dell'isola hanno sempre uno scaffale dedicato ai vini canari.
Chi vuole approfondire trova nell'isola cantine visitabili e percorsi enologici: informazioni, orari e modalità di visita si verificano direttamente presso le aziende o presso gli enti di promozione turistica locali.
Le zone dell'isola
Le cinque denominazioni d'origine di Tenerife coprono aree molto diverse: versanti settentrionali più umidi, versanti meridionali più caldi e asciutti, quote che vanno dal livello del mare fino a fasce alte per gli standard viticoli europei.
Questa varietà è la ragione per cui l'isola produce vini con profili molto distanti tra loro. Chi si aspetta un'unica tipologia rimane sorpreso: passare da una zona all'altra significa cambiare completamente registro.
Vitigni che altrove non ci sono più
L'assenza sostanziale della fillossera ha permesso la sopravvivenza di varietà antiche e di viti a piede franco, cioè non innestate. È una condizione rara in Europa e rende il vigneto canario un caso di studio per gli appassionati.
Il risultato pratico, per chi beve, è la possibilità di assaggiare vitigni con nomi che non compaiono in nessuna carta dei vini continentale. Vale la pena chiedere e provare invece di orientarsi sul conosciuto.
Come organizzare una visita
L'isola ha cantine visitabili e percorsi legati al vino, distribuiti soprattutto nelle zone di produzione del nord e dell'interno. Modalità, orari e necessità di prenotazione variano da azienda ad azienda e vanno verificati direttamente.
Chi non vuole organizzare nulla può comunque fare la cosa più semplice: comprare qualche bottiglia locale e berla a casa. Su una terrazza, dopo il tramonto, un vino di queste vigne racconta l'isola meglio di qualsiasi degustazione guidata.
Chi guida deve ovviamente regolarsi: le strade dell'entroterra sono tortuose e non perdonano, e i limiti alcolemici spagnoli sono quelli che sono. Se il programma prevede una degustazione seria, conviene che a guidare sia qualcun altro.
Un'ultima nota sui prezzi: i vini canari non sono necessariamente cari, ma sono prodotti in quantità limitate, e questo si riflette sul listino delle etichette più ricercate. Nella fascia media si trovano bottiglie molto interessanti senza spendere cifre importanti.
Il modo migliore per orientarsi resta chiedere: nei negozi specializzati e nelle enoteche dell'isola sanno consigliare, e nella maggior parte dei casi lo fanno volentieri.
I vini di Tenerife non sono un souvenir turistico: sono il prodotto di una viticoltura difficile e antica. Anche solo una bottiglia racconta l'isola meglio di molte cartoline.
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